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Storia

II paese, a cui più che ad ogni altro è pertinente la definizione di "Colline Alfieri", appartenne anticamente con un suo primitivo castello, ai Signori di Govone e passò poi alla famiglia dei Solaro che tennero il feudo di San Martino fino al secolo XVII, allorchè incominciarono a cederne alcune parti. Il primo degli "Alfieri" che ebbe quasi completamente il feudo di San Martino fu Cesare, considerato il capostipite del ramo detto appunto di San Martino.
Già nel 1615, però, Carlo Emanuele I di Savoia aveva donato ad Urbano Alfieri, suo colonnello di cavalleria, la giurisdizione e i beni feudali di San Martino che sarebbero stati di spettanza di Pandolfo Solaro e dei suoi fratelli, caduti però in disgrazia.
Cesare Alfieri dedicò tutta la sua vita alla famiglia e all'acquisto di beni. Il figlio Carlo Antonio Massimiliano nel 1696 diede inizio alla edificazione del castello che sostituì il ben più antico maniero. L'opera, in stile Barocco, fu compiuta nel 1721 su disegno dell'ing. Bertola. La facciata è veramente monumentale, con due grandi corpi laterali leggermente avanzati. Il figlio di Carlo Antonio, Cesare Giustiniano divenne, per acquisto, marchese di Sostegno , titolo che ereditarono i suoi successori.
Sposò Paola Gabriella Solaro di Govone ed ebbe diciannove figli. Durante il feudo di Roberto Carlo Alfieri, nel 1783, San Martino ebbe l'onore di ricevere il re Vittorio Amedeo III con la moglie Antonietta Ferdinanda, che da Govone, dove erano in villeggiatura, vennero a fargli visita con gran seguito di dame e di cavalieri.
Per volontà del marchese Carlo Emanuele Alfieri venne edificata la chiesa parrocchiale di San Martino, su disegno del cav. Melano, architetto di Sua Maestà, durante gli anni 1828 - 1832, sotto il titolo di San Carlo Borromeo. Di stile neoclassico, la parrocchiale di San Martino conserva un pregevole trittico della scuola di Defendente Ferrari e una delle sue cappelle fu proprio degli Alfieri.
Chi ha, la fortuna di poter visitare il castello di San Martino non può fare a meno di sostare davanti ai moltepici ricordi degli illustri suoi proprietari e delle eminenti persone con le quali essi ebbero rapporti di parentela, di amicizia, di affari; sono busti, ritratti, stampe, manoscritti che permettono di ricostruire tutto un mondo che non va dimenticato, perchè in esso affonda le radici quello attuale.
Una gentildonna della famiglia Alfieri, Costanza, andò sposa a Roberto d'Azeglio, fratello di Massimo, ed entrambi furono veri benefattori del popolo.

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